Stévenin Jean-Joconde

(Gaby 1865 - Aosta 1956)

Scrittore, giornalista, osservatore attento della realtà valdostana ed acceso propugnatore delle opere sociali caldeggiate da Leone XIII, Monsignor Jean-Joconde Stévenin fu per tutta la prima metà del XX secolo il leader del movimento cattolico-progressista valdostano, tanto da essere considerato il don Sturzo della Valle d’Aosta.

Nato il 2 febbraio 1865 in una famiglia umile di Gaby, la sua salute fragile e cagionevole lo destinò alla carriera ecclesiastica. Ordinato sacerdote nel 1888 sarà direttore spirituale e professore al Piccolo Seminario, e professore alla Maîtrise d’Aosta, un istituto da lui stesso frequentato in gioventù che formava ragazzini poveri nella musica per fornire cantori alla cattedrale di Aosta, nonché nelle discipline umanistiche preparandoli all’ingresso in Seminario maggiore. Come insegnante Stévenin saprà farsi amare e rispettare dagli alunni, con i quali strinse forti legami di affetto e ai quali comunicò le idee sociali riassunte nella formula "democrazia cristiana". Propugnò le stesse assieme ad altri preti democratici, tra i quali Joseph Henry, Léon-Pierre Manzetti, François Visendaz nella rivista diocesana “Le duché d’Aoste” che il vescovo Duc gli affida nel 1895.
Attivo in campo sociale e politico sin dal 1897, Stévenin lavorò alla diffusione del principio solidaristico e cooperativistico nel mondo rurale sostenendo con ardore numerose opere sociali e di economia cristiana: casse rurali, la Coopérative de consommation, la Société d’assurance contre les incendies, la Bibliothèque d’études sociales, il Dock valdôtain e la banca Crédit valdôtain che fallirà tra le polemiche nel 1931.

Convinto che il prete debba misurarsi con la gestione della cosa pubblica, nel 1903 è eletto al comune di Aosta che reggerà come prosindaco negli anni più difficili della guerra tra il 1917 e il 1919. Sempre per assicurare una presenza cattolica in politica nel 1913 Stévenin organizza dietro le quinte la campagna di Julien Charrey per l’elezione alla Camera e a tal fine lancia il settimanale “Le Pays d’Aoste” che diventerà la voce più persuasiva del regionalismo cattolico valdostano. Nel 1922 entra a far parte della direzione della Ligue valdôtaine, della quale era membro attivo sin dalla fondazione e che abbandonerà nel 1924 dopo l’adesione al fascismo di Anselme Réan e dei suoi vertici.
Il regime fascista chiuderà "Le Pays d’Aoste" nel 1926 e Stévenin, accusato di perseverare in una «campagna sistematica e insidiosa contro il fascismo», isolato e sorvegliato continuerà la sua attività sociale e politica in favore dell’autonomia della Valle d’Aosta.

Nel dopoguerra pubblicò nel 1945 il suo famoso progetto di Statuto per la Valle d’Aosta e contribuì a formare il movimento trasversale dell’Union valdôtaine. L’evoluzione di quest’ultima verso un vero e proprio partito laico lo induce a prendere le distanze e a dedicarsi fino alla morte che lo coglie a 91 anni, alla guida della neonata Democrazia Cristiana valdostana.

Per saperne di più:
Bérard Ezio, Jean-Joconde Stévenin: une vie pour la Vallée d'Aoste, Aosta, Imprimerie valdôtaine, 1997;
Tullio Omezzoli, Dall'archivio di Jean-Joconde Stevenin: movimento cattolico e lotte politiche 1891-1956, Aosta, Le château, 2002.

Altro in questa categoria: « Trèves Joseph-Marie

Bibliografia ragionata degli scritti su Emile Chanoux